Broken Heart

Broken Heart

BROKEN HEART

Broken Heart, un cuore spezzato… potrebbe essere quello dell’artista. La nipote di Gastel in questo quadro pare uscire dal proprio mondo per trasportare chi sta guardando nel suo: sua è la mano che si stende a stringere, seppur con dolcezza, le viscere di chi non ha saputo ricambiare il suo amore.

È proprio la passione la parola chiave di tutto il quadro. La passione si trasforma in follia e tinge tutto di rosso, il colore primario di Broken Heart.

Rosso è il colore delle viscere, rosso è il colore dei papaveri, rosso è il colore della mano impregnata di sangue.

Il senso dell’amore non corrisposto è fortissimo: la stessa Haengelik arriva a stringere il cuore del suo amato fino a stritolarlo, quasi fosse un monito: “Se non riesci ad amarmi con la stessa intensità con cui amo io, rubandoti il cuore, non ti darò tempo per vivere un altro amore.”

In questa rappresentazione dalle linee oscure e moderne, l’autrice straborda dalla tela mettendo in evidenza le vene che vediamo proprio uscire dalla cornice… quasi come se lei stessa fosse imprigionata e sentisse il bisogno di esternare per non impazzire ulteriormente.Come se la sua arte avesse necessità di uscire dalla tela, talmente sono violenti i sentimenti e l’emozioni.

Sembra che l’artista sia ingabbiata in una storia unilaterale dove c’è solo sofferenza: è tutto così realisticamente esasperato. È tutto così vero in Broken Heart.

Haengelik arriva a mostrare con estrema efficacia le mille sfumature ed i mille contrasti dell’amore: la dolcezza, la passione, la forza, la voglia di amare ed essere amata allo stesso modo, donando tutta sé stessa.

Noi spettatori rimaniamo incantati da questo animo sensibile. Nella parte più cruenta dove l’artista estrapola con la mano il cuore dalle viscere, ritrae e dipinge papaveri per stemperare la parte più forte di sé, mostrando il contrasto del suo animo inquieto.

Broken Heart, il dolore di un amore perso è quella pena che ognuno di noi ha provato… è quella sofferenza che nessuno di noi ha mai voluto ammettere.

Recensione a cura di: Chiara Benvenuti